Trincee Internazionali – Blog di Saverio Mercadante


Giornalisti morti ammazzati: l’ultimo in Messico. Fort Apache, il film su Giancarlo Siani, l’unico giornalista ucciso dalla camorra nella cinquina dell’Oscar
settembre 25, 2009, 3:16 pm
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giornalisti

Se ne ammazzano di giornalisti nel mondo. Tanti. Il numero di quelli la cui morte è con certezza legata al lavoro d’informazione nel  2007 furono 66. Nel 2008 sono stati un po’ meno, solo 48. La riduzione è dovuta soprattutto al drastico calo in Iraq, che pure negli ultimi anni ha registrato un totale di 136 giornalisti assassinati. L’ultimo se lo sono fatto in Messico. Si chiamava Norberto Miranda è stato ucciso giovedì da un comando armato infiltrato nella redazione della radio per cui lavorava nella zona rurale di Nuevo Casas Grandes, al confine con lo Stato di Chihuahua.  La vittima, 44 anni, lavorava per l’emittente Radio Vision e pubblicava pezzi sul sito Cotorreando con El Gallito, nome con cui era conosciuto in diversi giornali del paese, in cui forniva informazioni sulle violenze e i crimini attribuiti al crimine organizzato della zona. È quanto scrive El Pais.
Nell’ultima settimana Miranda s’era un po’ purtroppo “allargato:  aveva scritto diversi editoriali sul crimine organizzato della regione a nord-est di Chihuahua, aerea in cui vengono registrati ogni anno circa 1.500 morti ammazzati. Questa regione, al confine con gli Stati Uniti, è nota per le lotte tra i cartelli della droga per ottenere il controllo del mercato locale. Dicono che i giornalisti ormai non si alzino più dal desk.
In certi posti alzarsi dal desk ti fa trovare con una pistola in bocca. Carlo Siani nel 1985 c’ha provato ad alzarsi dal desk e hanno ammazzato anche a lui. Se non lo avete ancora visto correte a  prendere la cassetta di Fort Apache di Marco Risi,  nella cinquina dei film italiani che concorreranno ai prossimi Oscar: racconta la sua storia.  
Cronaca vera: negli anni Ottanta. Giancarlo Siani (Libero De Rienzo) è un giornalista free-lance per la sede del Mattino a Torre Annunziata. Grazie alla sua passione per l’inchiesta mette a nudo il malaffare locale e la collusione tra la camorra e la politica. Dopo avere scoperchiato gli affari loschi del suo sindaco, Siani viene chiamato a Napoli, a lavorare presso la sede centrale del quotidiano. Anche lì, nonostante le minacce, continua a seguire piste che lo portano a rivelare i traffici del boss Valentino Gionta.

In quel periodo tutto ruotava intorno agli interessi per la ricostruzione dopo il terremoto e Giancarlo vedeva e capiva troppo. Siani era un ragazzo allegro che amava la vita, il suo lavoro, e cercava di farlo bene. Aveva il difetto di informarsi, di verificare le notizie, di indagare sui fatti. Lo vediamo muoversi fra camorristi, politicanti corrotti, magistrati pavidi, e carabinieri impotenti, come un giglio nel fango. Fino a quando, dopo avere messo in luce, i legami tra malavita e Stato, ma soprattutto avere infranto una delle regole del codice camorrista: svelare un tradimento tra clan rivali, viene ucciso con dieci colpi di pistola il 23 settembre del 1985. Aveva 26 anni. Quattro giorni dopo la sua morte sarebbe stato assunto come giornalista a Il Mattino. È stato l’unico giornalista ucciso dalla camorra.


1 commento finora
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[...] questo è il link al post che vi dicevo. Buona lettura. Questa foto di Giancarlo Siani è stata tratta dal sito [...]

Pingback di Giornalisti che ci lasciano le penne (senza minuti di silenzio) « Lettera22punto0 – Blog di Loris Pironi




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